Dei momenti di palpitazione che sta vivendo il panorama politico italiano ne stanno parlando tutti i giornali e le televisioni nazionali, ai quali si è aggiunta la stampa internazionale molto interessata al colpo che potrebbe subire, nelle prossime ore, l’impero berlusconiano. Di sicuro non più indistruttibile come pareva solo 6 mesi fa.
A questo punto tutto l’impianto del potere berlusconiano è messo in discussione, dal momento che una leadership sempre riconosciuta con soggezione e subordinazione da tutti i partiti del centrodestra (e non solo) ora non solo viene messa in discussione ma, addirittura, viene rinnegata quasi schernita da alcuni (ex) alleati.
Sull’ottenimento del voto di fiducia, Berlusconi ci sta mettendo tutte le sue residue forze, la sua arguzia politica (forse deteriorata), la sua passione (forse inaridita). Ha rinvigorito vecchi rapporti di amicizia, motivato e ricompattato i suoi sostenitori a suon di accuse verso gli eventuali traditori.
Ha capito che è davvero il momento più importante degli anni più recenti della sua vita politica, e per questo non può e non vuole commettere errori.
Ma è chiaro che se pur dovesse essere respinta la mozione di sfiducia lo sarà per pochissimi voti. Il Governo potrebbe resistere per i voti delle colombe di Fli o dei transfughi di PD o IDV; tutti personaggi che, nel passato più o meno recente, hanno già sostenuto mozioni di sfiducia a questo governo.
Definire quindi tali voti affidabili e garanzia di stabilità per il futuro del governo è inconcepibile, una tesi insostenibile. Ed allora perché B. ha puntato tutto sul voto del 14 dicembre?
Perché le elezioni sono alla porta. È evidente. E per Berlusconi, arrivarci dopo aver incassato la fiducia del Parlamento, seppur risibile, rappresenta un tassello determinante della campagna elettorale che lo attende. Che per lui è già cominciata. Da un po’.
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