Wikileaks, ci raccontano, è una parolina che sta turbando i sonni di tantissimi funzionari di Stato, ambasciatori, commissari di governo e Capi di Stato. Ma non solo, aggiungerei io. Da qualche settimana, prima con uno spettacolarissimo annuncio e poi con l’effettiva divulgazione di notizie top secret, l’entourage di Julian Assange rischia di distrarre anche le nostre di notti.
La traduzione letterale del termine è “fuga di notizie”, ed indica un’organizzazione di giornalisti ed attivisti alla spietata ricerca di documenti coperti da segreto di Stato (o militare o industriale etc).
L’anonimato dei loro interlocutori è la massima garanzia che viene offerta dall’organizzazione a chiunque disponga, spesso per professione, delle informazioni top secret e decida di renderle pubbliche attraverso questo contatto.
Per adesso sono “sfuggiti” al segreto pesanti giudizi e spiacevoli considerazioni che operatori di Stato internazionali hanno espresso su Capi di Stato e di Governo delle nazioni amiche (e non), candidamente riferiti nella totale garanzia della segretezza di tali rapporti.
Segretezza, appunto, violata.
Potremmo ritenerlo quindi il più potente mezzo a disposizione delle comunità per conoscere il vero profilo delle relazioni tra paesi diversi, dei rapporti commerciali (spesso privati) che guidano una o l’altra strategia di alleanza, o per individuare indigeste cause di conflitti internazionali.
Un grande strumento per le popolazioni dunque, per questo sbeffeggiato ed incriminato dal potere.
N.B. Non cercate di visitare il sito ufficiale, questo ingenuo messaggino confermerà quanto la questione sia bollente: “Sorry! This site is not currently available”.
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