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25 gennaio 2012

Monti, non mollare mai!

A me il Governo Monti piace.
Da chi mi rappresenta, in primo luogo, pretendo;
Serietà, Spessore Morale, Lungimiranza, Responsabilità.
E questo mi par di vedere.
In secondo luogo:
Interventi per la crescita economica come le liberalizzazioni, Lotta all'evasione fiscale, Riforma della Giustizia e del Mercato del Lavoro.
E questo mi par di vedere.
Vada avanti Professore!

23 gennaio 2012

Pino Aprile sul Movimento dei Forconi


Pino Aprile fornisce una pregiatissima ricostruzione dei motivi e delle emozioni che alimentano la protesta del Movimento dei Forconi partito dalla Sicilia.
Tutto condivisibile, per carità.
Ricercare le ragioni di tanta rabbia ed agitazione nei torti che ha subìto il Meridione nel passato e quelli che tuttora subisce è certamente una tesi rispettabilissima.
Ma ciò che mi preme sottolineare è che, proprio mentre il Sud veniva saccheggiato e depredato dei propri diritti e delle proprie virtù, nei decenni, i rappresentati eletti che avrebbero dovuto quantomeno impedire queste azioni di vero e proprio colonialismo risultavano del tutto assenti.
I nostri rappresentanti, negli anni, si sono rivelati totalmente inadeguati a difendere i diritti dei depredati, se non pure collusi con il predatore.
Non sono certo le battute intrise di razzismo del "calderoli di turno" a spremere un popolo, a prosciugarlo di qualsiasi scatto d'orgoglio per rivendicare i propri diritti, a tenerlo fermo in un angolino obbligato a non crescere e rinnovarsi.
A schiavizzare un territorio, piuttosto, sono state le delibere dei sindaci collusi, i nullaosta dei presidenti di regione incapaci ed inadeguati, le iniziative degli assessori venduti..
Per questo ritengo che più spontaneo, positivo, forte e rivoluzionario delle proteste di piazza vi sia l'espressione di voto.
E' quello il momento in cui ogni popolo decide con un solo segno il destino della sua terra e della sua nazione.
Se il momento è così maledettamente negativo e avido di speranze è perchè i nostri rappresentanti hanno svenduto la propria anima alla ricchezza ed al malaffare.
Cambiamo la classe dirigente!
Ad ogni stadio. Partendo dal rappresentante di classe, passando all'amministratore del condominio, al capitano della squadra di calcetto, al responsabile del club fino ad arrivare al Sindaco e così via.
Scegliamo chi ci rappresenta sostenendo chi non è violento, chi non si è macchiato di reati, chi davanti allo spessore del proprio portafogli preferisce lo spessore della propria morale.
E' questa la rivoluzione che mi piace.
Durerà anni, forse secoli. Ma darà ai popoli la certezza della vittoria.
Ne sono sicuro.
Riprendiamoci la libertà.
Con il Voto.

11 ottobre 2011

Michele Santoro / Comizi d'Amore: il Servizio Pubblico alla riscossa!


Ottime premesse per il prossimo talk show condotto da Michele Santoro, Comizi d’Amore. Servizio Pubblico, l’associazione pronta a rilanciare il senso del servizio pubblico in Tv, ha raccolto ben 200mila euro in sole 48 ore (contando solo le sottoscrizioni PayPal) che serviranno a finanziare la messa in onda del programma multipiattaforma.

09 ottobre 2011

EMERGENCY — Afganistan, 10 anni di guerra. Lettera di Gino Strada


Cari amici di Emergency,
ricorre in questi giorni il decimo anniversario dell’ennesima aggressione militare in Afganistan. Quella cui orgogliosamente partecipa anche il nostro paese.
La casta politica italiana dal 2002 a oggi ha sempre approvato in modo bipartisan le spese per la guerra in Afganistan - camuffata da “missione di pace”. Per tenervi una media di 3.000 soldati, ha speso fino a ora quasi 4 miliardi di euro.
Il danaro delle nostre tasse per la guerra, contro la nostra Costituzione, contro le nostre coscienze.
In dieci anni Emergency ha speso in Afganistan 55 milioni di euro. Con poco più dell’1 per cento di quello che i governi italiani hanno speso per la guerra, Emergency ha realizzato 3 Centri chirurgici, un Centro di maternità, una rete di 29 Posti di primo soccorso e Centri sanitari, curando oltre 3 milioni di persone di tutti i gruppi sociali, di tutte le parti politiche, di tutti i credo religiosi.
Il lavoro di Emergency, non i blindati, è il pezzo di Italia che gli afgani apprezzano. Le vittime non capiranno mai le motivazioni di chi porta lutti e miseria, le ragioni di chi semina terrore per combattere il terrorismo, di chi pratica la guerra per fare finire la guerra.
Che cosa avrebbe potuto fare l’Italia per gli sfortunati cittadini afgani, che sopravvivono in mezzo alla guerra da ormai trentacinque anni?
Come si traducono 4 miliardi di euro? In migliaia – non centinaia – di ospedali, cliniche, scuole.
Peccato che i soldi ci siano sempre per la guerra, mai per costruire la pace e i diritti.
Persino i soldi che i cittadini hanno deciso di destinare agli aiuti umanitari attraverso il 5 per mille non sono ancora stati erogati. I soldi sono lì, nelle loro banche, i cittadini li hanno versati nel 2009, ma il governo preferisce tenerseli il più a lungo possibile.
Questo sta creando a Emergency grandi difficoltà economiche, perché i nostri ospedali e le nostre cliniche non possono aspettare i tempi della politica, hanno bisogni urgenti, immediati, concreti.
Per questo vi rivolgiamo un appello a sostenere economicamente Emergency ora più che mai. Per poter continuare a lavorare, a curare persone, a portare umanità nella barbarie della guerra.
Grazie
Gino Strada

05 agosto 2011

Al supermercato si paga con la spazzatura: rivoluzione norvegese!



In Norvegia si fa la spesa con la spazzatura al posto dei contanti. Più spazzatura inserisci nelle macchine predisposte e meno paghi. Bottiglie, lattine, barattoli diventano così una risorsa. Chi butterebbe per strada il suo portafoglio? Il ragazzo italiano nel video dice "Se porti qua la spazzatura di Napoli campi per alcuni anni".
In Norvegia un sacco di spazzatura vale sei euro di spesa! E noi... siamo gli ultimi tra gli ultimi, con gli inceneritori, le discariche e le ecomafie.
Il sistema in realtà è molto semplice: al momento dell'acquisto della bevanda, sul recipiente di plastica/vetro o lattina si paga una sorta di tassa/cauzione, la quale verrà rimborsata al momento della restituzione (il meccanismo visto nel video).
In questo modo si impreziosisce il rifiuto, lo si rende economicamente attraente, scatenando una vera e propria "caccia alla bottiglietta smarrita"..
Non vi sembra una buona idea da implementare anche in Italia?

04 agosto 2011

"Don Verzé è un diavolo di prete e non è lui il mio riferimento spirituale". Parola di Nichi


Dalla prima lettera di Nichi Vendola al FattoQuotidiano

Gentile Direttore,
nel 2005 Taranto era una città agonizzante, con una classe dirigente impresentabile, con apparati burocratici spesso corrotti e incompetenti, con sistemi di potere diffusamente infiltrati dalla malavita. Il Comune, la Asl, lo Iacp (Istituto autonomo case popolari) erano autentici “buchi neri” e non solo dei rispettivi bilanci. Il più inquinato capoluogo del Sud era passato dalle gesta populiste di Giancarlo Cito alla finta modernità aziendale di Rossana Di Bello. Un disastro che porta Taranto al record del più importante dissesto finanziario dell’intera storia italiana. Sullo sfondo di queste miserie altre miserie, la povertà esplosiva di periferie in totale abbandono, l’ingorgo di ciminiere industriali mai monitorate e, per aria e nel mare, tonnellate di inquinanti di ogni tipo. Ecco Taranto. Una città appesa alle millanterie della peggiore destra italiana, ma anche una città malata, oppressa dai veleni e dalla paura, prigioniera della propria disperazione. Io ho impegnato l’azione della mia amministrazione su molti fronti: innanzitutto quello ambientale, imponendo all’Ilva una normativa drastica di riduzione delle diossine e dei furani, e poi una normativa anti-benzoapirene, portando i controlli a tappeto su tutto il territorio ionico.
La politica è stata per decenni il notaio degli interessi dei grandi gruppi industriali allocati a Taranto, con noi è cambiata la musica. Poi abbiamo dotato la rete sanitaria del Tarantino di infrastrutture e grandi macchine, perché la domanda di salute è particolarmente pressante laddove per oltre un secolo la città ha vissuto con l’amianto e con altri ingredienti funesti. Ma il ciclo della salute non può che essere, insieme alle bonifiche ambientali, una delle grandi linee strategiche di un diverso modello di sviluppo. Il punto è tutto qui. I due ospedali tarantini, il Santissima Annunziata e il Moscati, sono due strutture vetuste ed obsolete, del tutto inadeguate ad attrarre una domanda di ricovero e cura che è in costante fuga verso il nord e verso il circuito privato. Ricordo a me stesso che la mobilità passiva (e cioè i ricoveri fuori provincia) della sola Asl di Taranto costa alla Puglia circa 120/130 milioni di euro all’anno: come se ogni anno la mia regione regalasse un nuovo ospedale alla Lombardia. Per questa ragione abbiamo deciso di dotare Taranto di un ospedale pubblico di livello internazionale, un’opera di oltre 200 milioni di euro. 

MA CHE COS’È un ospedale? E cos’è un ospedale connesso all’università e quindi alla didattica e alla ricerca? Forse qualcuno pensa che si tratti di disegnare delle scatole e poi di riempirle di tecnologie e di équipe sanitarie. Non è così facile. Un ospedale è un’azienda che deve durare nel tempo, deve cercare di nascere in sintonia con le migliori pratiche mediche, deve essere una struttura che conosce la realtà epidemiologica del proprio territorio. Si poteva affidare a un qualche ufficio tecnico locale la pratica del nuovo polo della salute? Diciamo che la fantascienza mal si concilia con la prosa amministrativa. Abbiamo peccato nell’affidare al Centro ricerche dell’Università Bocconi la predisposizione del progetto preliminare? Io non credo. Potevamo scegliere di continuare a rattoppare i nosocomi esistenti? Certo, ma io penso che Taranto meritasse e meriti una risposta di radicale innovazione. Appunto: un polo della salute (cura, didattica, ricerca). Come lo facciamo? Qui entra in campo il San Raffaele di Milano, per una semplice ragione. Si tratta dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico che occupa il primo posto nella classifica italiana degli Ircs. Si tratta dell’Università privata anch’essa saldamente in testa alla classifica della qualità. Cosa fa la Regione Puglia con il San Raffaele di Milano? Regala soldi a don Verzé? E io ignoro forse che don Verzé è amico del premier? Provo a rispondere. Noi non regaliamo un euro a nessuno. La struttura è pubblica, noi non abbiamo alcuna cointeressenza finanziaria col San Raffaele di Milano, il fatto che don Verzé sia amico di Berlusconi non cambia la classifica della qualità scientifica del polo milanese della salute. A me sta a cuore solo Taranto. Il San Raffaele è partner di una fondazione in cui la Regione Puglia è l’attore centrale e controlla la cabina di regia di questo progetto: questa fondazione ha la gestione sperimentale dello start up e dei primi 3 anni di vita del futuro complesso sanitario. Finita la fase sperimentale la Regione decide come proseguire.

NEL NUOVO ospedale ci sono gli stessi identici posti letto previsti dal piano di rientro per i due nosocomi attualmente funzionanti. I contratti che medici e infermieri stipuleranno saranno quelli del pubblico impiego. Ovviamente noi, di fronte all’attuale crisi del San Raffaele di Milano, abbiamo sospeso la pubblicazione del bando per la progettazione, in attesa che la situazione si chiarisca. Se il San Raffaele fallisce noi cercheremo un nuovo partner e andremo avanti. Comunque andrà Taranto avrà il suo polo ospedaliero nuovo e sarà una grande opera pubblica. Lo dico ai miei critici in buona fede: le scelte sono tutte opinabili, chi ha responsabilità pubbliche deve ogni giorno assumere decisioni. Spesso si può sbagliare. Don Verzé è un diavolo di prete e non è lui il mio riferimento spirituale né intendo fare affari con lui (anche perché io non faccio affari).

STO SOLO tentando di dare una grande chance a una città che ha troppo sofferto. Caro Direttore, approfitto della tua generosa ospitalità per una nota a margine. Da circa 30 mesi rispondo, quasi tutti i giorni, sulle brutte storie della sanità pugliese. Non mi sono mai nascosto dietro a un dito, non ho mai minimizzato la portata della “questione morale” anche nel centrosinistra. Ho sempre riconosciuto il mio errore di presunzione (chi lavora con me non può farsi neppure sfiorare da tentazioni diaboliche). Tuttavia, ho anche rivendicato la radicalità e la tempestività con cui ho reagito alle prime avvisaglie delle inchieste. Anzi, ho cercato di fare di più. Ho voluto una legge, l’unica che c’è in Italia, che scolpisce un percorso di formazione e selezione del management sanitario, lo affida a selezionatori indipendenti e di grande autorevolezza scientifica, lo sottrae al negoziato con i partiti. Se Dio vuole, abbiamo sfidato la cattiva politica.

In Italia c’è una crisi nella crisi, e si chiama Berlusconi Silvio



.. "Non so se lo sa, ma le voglio leggere un’agenzia fresca fresca che è stata appena pubblicata, di un noto comunista, il cui nome però lo dico dopo. Sono parole dette dopo il suo intervento: “E’ necessario avere una leadership più forte che ridia credibilità al Paese”. Cattivone!. Dice ancora: “Abbiamo un grande problema di credibilità del Paese, perché serve una leadership in grado di recuperare la coesione. Serve una leadership diversa. Il mondo non capisce la nostra confusione, non capisce cosa accade in Italia, e tutto ciò ci danneggia moltissimo. C’è chi ha compiuto anche scorrettezze mentre era al governo, nella sua vita quotidiana. In altri Paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla”.
Sa chi l’ha detto? Marchionne, mezz’ora fa. Sto comunista Marchionne! Ma tu capisci, caro Silvio? Deve porsi il problema, signor presidente del Consiglio, se anche un manager di quel genere le dice che Lei è fuori luogo e fuori posto. Questa è la verità.
Se non vuole ascoltare lui, ascolti questa lettera indirizzata a Lei e per conoscenza a tutti i parlamentari. Un gestore azionario di Londra di una delle più grandi società di gestione di capitali del mondo le ha scritto oggi una lettera. Lui evidentemente gestisce dei fondi, e scrive: “Le persone come me, che gestiscono le pensioni dei cittadini anche italiani, non credono più che la politica italiana abbia la capacità di risolvere i problemi del Paese. Con la conseguenza che, facendo gli interessi dei nostri clienti, ci troviamo costretti a vendere posizioni aperte sull’Italia, contribuendo nostro malgrado al profondo rosso sui mercati."
Non so se si è capito ma c’è una crisi mondiale come Lei dice, ma in Italia c’è una crisi nella crisi, e si chiama Berlusconi Silvio".