Un’imponente ondata di regressione civile sta attraversando la nazione da quando il popolo italiano, rapito dalla propaganda, ha delegato alla classe politica la propria capacità di ragionare, trasformando di fatto la nostra bella Repubblica in una banale partitocrazia.
In questo blog cerco di analizzare fatti politici e sperimentare nuovi linguaggi, ricordando che, per chi avesse ancora voglia di realizzare quel sogno chiamato Democrazia Partecipata, fare Mente Locale è un obbligo.
Il Pd si è liquefatto da solo con le due candidature (Vincenzi e Pinotti) e il suicidio è iniziato nel momento in cui, caso unico in Italia, è stata messa in discussione la conferma del sindaco uscente.
Per Nichi Vendola, che ha sostenuto Doria ed ora non nasconde la soddisfazione per l'esito delle urne: "Non ha vinto un partito, bensì una domanda di rinnovamento. Non è un giudizio negativo su Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, ma Genova chiede un ricambio: la gente guarda a chi vuol cimentarsi con i suoi problemi e le sue angosce, con chi è pronto a tutelare i diritti e non si ferma davanti agli 'altrimenti': altrimenti Bruxelles, altrimenti le Borse, altrimenti gli industriali. E Basta!".
Marco Doria è stato sostenuto anche da quella persona deliziosa qual è Don Gallo.
La troika Bce-Fmi-Ue sta riducendo la Grecia alla fame con misure da bollettino di guerra. Ma il Paese, ormai nel baratro, nel 2012 spenderà 7 miliardi di euro in armi. E' il prezzo da pagare a Merkel e Sarkozy per avere gli aiuti. (Claudio Messora)
Si chiama “sequestro conservativo” ed è uno strumento finora poco applicato, ma previsto da alcune recenti riforme delle misure di prevenzione. Serve a recuperare immediatamente le spese di giustizia sostenute per processare e condannare i boss. La Dda di Napoli l’ha utilizzato il 14 aprile scorso nei confronti di esponenti del clan di Michele Zagaria, una delle fazioni più potenti delle cosche dei Casalesi. Sequestrando beni per un valore di circa 1.500.000 euro, una cifra corrispondente alle spese affrontate dallo Stato per le attività di indagine e in particolare per le intercettazioni telefoniche e ambientali, per le spese di custodia cautelare e per la celebrazione del processo.
Nella relazione annuale della Procura di Napoli al procuratore generale Vittorio Martusciello, i magistrati dell’ufficio inquirente partenopeo sottoscrivono un concetto importante: i costi per perseguire i reati di camorra sono diventati insostenibili e allora bisogna rendere finanziariamente autosufficienti i procedimenti. Attraverso i ‘sequestri conservativi’, intensificando i sequestri giudiziari e le confische, fornendo al Ministero della Giustizia una procedura agevolata per riscuotere in maniera rapida ed efficace le spese di giustizia, che secondo il codice di procedura penale sono a carico dei condannati di ogni tipo di reato.
Le statistiche sono incoraggianti. Nel 2011 sono stati sequestrati alle organizzazioni camorristiche operanti nel distretto di Napoli beni per il valore di 2.212.217.931,83 euro. Nel 2010 la cifra dei sequestri sfiorò i 3 miliardi di euro.
In due anni l’Antimafia napoletana ha sequestrato più di 5 miliardi, una finanziaria di fatto.
Inferiore, ovviamente, il valore dei beni confiscati e definitivamente trasferiti al patrimonio dello Stato, una procedura che necessita di anni. Nel 2010 ha raggiunto la cifra di poco più di 81 milioni di euro. Nell’anno appena concluso ha superato i 143 milioni di euro, grazie alla confisca di 106 tra appartamenti, ville e terreni a Caserta e provincia, e 42 immobili a Napoli e provincia. Ai quali vanno aggiunti una dozzina tra auto, moto e imbarcazioni e 66 beni mobili tra aziende, titoli, quote societarie, somme di denaro, conti correnti e depositi bancari.
A fine mese la busta paga degli onorevoli sarà la stessa perché la riduzione riguarda solo l'aumento previsto per il passaggio al sistema contributivo. I risparmi sugli stipendi andranno in un fondo che sarà a disposizione degli stessi deputati
Sì al taglio dello stipendio dei deputati, ma la busta paga a fine mese sarà la stessa, non un euro di meno. Con ulteriore beffa finale, perché i frutti del (finto) risparmio andranno in un bel fondo che sarà a disposizione – guarda un po’ – degli stessi deputati.
Alla fine di un lungo percorso costellato da promesse, altolà e dispute sugli importi (con tanto di commissione ad hoc) finalmente la Camera ha deciso: ieri ha detto sì al taglio dello stipendio degli onorevoli proposto dall’Ufficio di presidenza per 1.300 euro lordi, 700 euro netti. Strette di mano, comunicati di grande soddisfazione. “Ecco, noi siamo in linea con gli italiani”, è il motto. Ma sarà poi vero? No. Perché la decurtazione delle indennità fa uscire quei soldi dalla porta della Camera ma la riforma della previdenza li fa rientrare dalla finestra, paro paro. Non un euro di meno.
Così, a fine mese, la busta paga della casta è la stessa: 11.200 euro netti di indennità di base sui quali cumulare tutte altre voci. Nessun taglio, dunque. Il segreto è tutto nelle nuove norme previdenziali che si estendo ovviamente anche ai parlamentari, che sono scattate il primo gennaio scorso. Passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perché non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima: uno per il vitalizio (1.006 euro al mese) e uno previdenziale (784,14 euro al mese), oltre alla quota assistenziale (526,66 euro al mese). La riforma delle pensioni avrebbe toccato solo marginalmente i deputati in carica (un anno su 5 di legislatura), che avrebbero recuperato ben più di quello svantaggio con i 700 euro netti in più in busta paga.
Il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, per farla breve, si sarebbe tradotto in 1300 euro al mese in più in busta paga, a causa dei differenti criteri di tassazione. Il maxi aumento, difficile da giustificare in questa congiuntura, è stato scongiurato introducendo una sforbiciata di pari importo. Più che di un taglio, si tratta dunque della sterilizzazione di un aumento.
E poi la vera beffa finale: i tagli agli stipendi non torneranno agli italiani. Quelle somme andranno in un fondo a parte. Per cosa? Per gli stessi deputati. Lo anticipa il questore del Pdl, Antonio Mazzocchi, che in serata ha spiegato “questi 1.300 euro che verranno tagliati saranno accantonati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi da parte dei deputati”.
Insomma, quei soldi non usciranno mai da Montecitorio.
Ma cosa c’è di civile e democratico nel costringere con la violenza un’altra persona ad aderire alla tua protesta?
Stanno trasformando il diritto più nobile, puro e prezioso dei lavoratori, in una sorta di blitz camorristico contro i propri colleghi.
Per me lo sciopero è prima di tutto un gesto di civiltà e libertà.
Un’occasione per sensibilizzare,informare ed informarsi.
Pino Aprile fornisce una pregiatissima ricostruzione dei motivi e delle emozioni che alimentano la protesta del Movimento dei Forconi partito dalla Sicilia.
Tutto condivisibile, per carità.
Ricercare le ragioni di tanta rabbia ed agitazione nei torti che ha subìto il Meridione nel passato e quelli che tuttora subisce è certamente una tesi rispettabilissima.
Ma ciò che mi preme sottolineare è che, proprio mentre il Sud veniva saccheggiato e depredato dei propri diritti e delle proprie virtù, nei decenni, i rappresentati eletti che avrebbero dovuto quantomeno impedire queste azioni di vero e proprio colonialismo risultavano del tutto assenti.
I nostri rappresentanti, negli anni, si sono rivelati totalmente inadeguati a difendere i diritti dei depredati, se non pure collusi con il predatore.
Non sono certo le battute intrise di razzismo del "calderoli di turno" a spremere un popolo, a prosciugarlo di qualsiasi scatto d'orgoglio per rivendicare i propri diritti, a tenerlo fermo in un angolino obbligato a non crescere e rinnovarsi.
A schiavizzare un territorio, piuttosto, sono state le delibere dei sindaci collusi, i nullaosta dei presidenti di regione incapaci ed inadeguati, le iniziative degli assessori venduti..
Per questo ritengo che più spontaneo, positivo, forte e rivoluzionario delle proteste di piazza vi sia l'espressione di voto.
E' quello il momento in cui ogni popolo decide con un solo segno il destino della sua terra e della sua nazione.
Se il momento è così maledettamente negativo e avido di speranze è perchè i nostri rappresentanti hanno svenduto la propria anima alla ricchezza ed al malaffare.
Cambiamo la classe dirigente!
Ad ogni stadio. Partendo dal rappresentante di classe, passando all'amministratore del condominio, al capitano della squadra di calcetto, al responsabile del club fino ad arrivare al Sindaco e così via.
Scegliamo chi ci rappresenta sostenendo chi non è violento, chi non si è macchiato di reati, chi davanti allo spessore del proprio portafogli preferisce lo spessore della propria morale.
E' questa la rivoluzione che mi piace.
Durerà anni, forse secoli. Ma darà ai popoli la certezza della vittoria.