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11 dicembre 2010

E Bersani derise l’Obama bianco

Il progetto politico del “grande albero” proposto da Nichi Vendola molto probabilmente non verrà mai alla luce, non attecchirà nemmeno con qualche piccola radice, non maturerà mai i suoi gustosi frutti che, secondo il Presidente della Regione Puglia, avrebbero il potere magico di rompere l’incantesimo berlusconiano.
Nichi, come ha sempre fatto, anche in questa occasione apre le porte ai suoi interlocutori, illumina e schiude numerosi spiragli, include alleati possibili (e impossibili) e propone progetti di unicità e collaborazione.  Ma come spesso è accaduto, ha trovato gelo e indifferenza tra i suoi alleati, derisione ed arroganza tra i leader di partito ai quali si rivolgeva. Gli stessi che all’indomani di ogni suo trionfo elettorale, peraltro, si accapigliano per una fotografia in sua compagnia.
Fra i colonnelli democratici serpeggia però malumore, indecisione, esitazione per non dire codardia ed immobilismo. A cominciare dal segretario nazionale Pier Luigi Bersani che si è rifugiato, come al solito, nell’ accusa di semplice affabulatore verso il leader di Sinistra Ecologia e Libertà che proponeva, tra l’altro, una “fusione” tra il suo partito, Sel appunto, e il Partito Democratico.
Una proposta parsa troppo forte, o meglio rivoluzionaria per il Partito Democratico, famigeratamente poco incline al rinnovamento o forse non ancora cosciente del fatto che, il primo partito d’opposizione dovrebbe osare qualcosa per invertire la furia berlusconiana sempre sul punto di rigenerarsi.
E la proposta avanzata da Nichi Vendola sembra andare nella giusta direzione. La direzione del dinamismo, dell’operatività, della vitalità.
La Bbc, il più noto network televisivo della Gran Bretagna, giorni fa analizzava proprio il “fenomeno” Vendola, chiedendosi se sia proprio lui l’Obama bianco, la risposta più credibile al berlusconismo.  Ecco appunto, credibilità. Il minimo che meriterebbe quest’uomo che, se non altro, ha avuto il merito di riaccendere la speranza di tanti giovani (e meno giovani), delusi e disillusi dall’ attempata nomenclatura  di partito.

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